Outdoor education, una sfida possibile

Outdoor education, una sfida possibile

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Quando la “scuola” di campagna incontra la scuola di città

La nostra avventura inizia nel 2013 quando nasce il “Baco da Seta”, uno spazio gioco creatività e natura, rivolto ai bambini dai 2 anni e mezzo ai 6 anni, con lo scopo di sperimentare una pedagogia di tipo attivo, un luogo del fare, del comprendere ed apprendere attraverso l’esperienza diretta del “vivere la natura”.
Il bambino si esprime attraverso attività manuali ed artistiche, che alimentano la sua immaginazione, la sua creatività e la sua fantasia. Vive all’aria aperta in continuo contatto con la natura, ne accetta gli stimoli e le sfide. Per noi, Associazione Germogli di Gioia e fattoria didattica Cascina Zumaglia,“outdoor education” è vivere, giocare e apprendere all’aperto. È concedere al bambino uno spazio autogestito in cui esplorare, fantasticare, creare e sperimentare.
Attualmente stiamo lavorando in collaborazione con due scuole dell’infanzia comunali: i bambini perlustrano il territorio, conoscono gli animali, partecipano a laboratori con materiali naturali. Inizialmente le insegnanti e i bambini delle scuole dell’infanzia si mostravano un po’ titubanti, lo spazio verde a disposizione era veramente grande e i bambini non ci credevano di poter correre così liberamente. Le insegnanti temevano di perdere il controllo dei bambini che potevano farsi male e addirittura sperimentare un eccessivo senso di libertà che li incitasse a non sottostare nel modo consueto alle regole apprese. Nella loro mente “outdoor education” equivaleva ad assenza di regole di comportamento. Probabilmente alla base vi era anche la concezione dell’ambiente esterno come luogo ipoteticamente insicuro e pericoloso.

Mentre i bambini di città si sono facilmente lasciati prendere dalla vita del vivere in natura, per le insegnanti è occorso più tempo: anziché una collaborazione, il clima pareva essere a volte quello di una competizione (mascherata) tra adulti. Come uscirne?
Ci siamo confrontate con loro, invitandole ad osservare e a lasciarsi immergere nei percorsi proposti, rimandando poi ad una valutazione finale per far emergere punti di forza e di debolezza di quanto vissuto. Durante le passeggiate i bambini hanno affinato la loro curiosità, scoperto e raccolto materiali naturali nuovi, allertato i sensi, osservato l’ambiente circostante, le foglie, i fiori, gli insetti, i colori… sentito nuovi odori, ascoltato i rumori della natura, giocato con le forme delle nuvole… hanno affinato la loro curiosità e fantasia: i bastoni sono diventate spade, mestoli e bacchette e gli alberi castelli, astronavi e barche… e nel salire e scendere scarpate, arrampicarsi sulle corde e sugli alberi , saltare nelle pozzanghere, hanno affrontato sfide che li hanno messi alla prova e che hanno rafforzato la loro autonomia ed autostima. Hanno affinato la loro capacità di socializzazione, perché per affrontare una sfida è necessario il gioco di squadra e l’aiuto reciproco…
Pian piano le insegnanti hanno lasciato andare il timore del controllo e da un ruolo di osservazione e contenimento sono passate ad un ruolo di partecipazione attiva provando a sperimentare di persona quanto veniva proposto ai bambini…
E così la competizione è diventata collaborazione. Hanno scoperto che i bambini possono costruire mondi straordinari usando l’immaginazione, che un’ambiente stimolante non è necessariamente pericoloso, che nell’ambiente esterno il bambino cerca di mettersi alla prova, scopre le proprie capacità e i propri limiti, e che è l’adulto che vede messe in crisi le condizioni che determinano il controllo su ogni bambino in uno spazio che non appare abbastanza contenuto… Che il vivere in natura affina le abilità fisiche e psichiche, che un atteggiamento iperprotettivo non sempre va di pari passo con il termine educazione, perché ai bambini deve essere lasciata la possibilità di fare esperienza e di sfidarsi… che l’outooreducation non equivale ad assenza di regole di convivenza, anzi che queste nell’educazione all’aperto sono fondamentali perché sono state decise insieme, sperimentate e ridiscusse più volte, e che la regola fondamentalmente si fonda sul rispetto della natura, degli animali, dell’altro e di ogni essere vivente, che tra i bambini non vi è competizione e che siamo noi che dobbiamo educarli alla collaborazione…
E che il bambino nel suo percorso di crescita libero ed armonioso, può offrire all’adulto una vasta gamma di profondi insegnamenti.

A cura di Giulia Brunetti e Silvia Audisio per Orizzonti ZeroSei della Compagnia di San Paolo

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